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In provincia di Foggia le amministrazioni pubbliche, a partire dalla provincia sino ai comuni, accusano una inspiegabile resistenza nell’attuare il disposto del comma 2 dell’art. 34 della legge 248/2006 che recita testualmente “All’art. 53, comma 14, del decreto legislativo del 30 marzo 2001, n.165, dopo l’ultimo periodo è aggiunto il seguente: le amministrazioni rendono noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso dell’incarico”. Navigando in internet, numerosi cittadini (per la maggior parte giovani) hanno fatto presente che né il comune di Foggia, né le municipalità dei maggior centri della Capitanata, amministrazione provinciale compresa, non hanno messo in rete gli elenchi dei consulenti né tanto meno i numerosi decreti di nomina dei vari rappresentanti negli enti di derivazione comunale. Fenomeno, per la verità, che investe la gran parte dei comuni della Puglia a partire dai comuni capoluoghi ai piccoli e grandi centri urbani. Bari è l’unica eccezione. Il sindaco Michele Emiliano, rispettoso della legge e convinto che la trasparenza è un bene comune, ha messo in rete le consulenze con nome, cognome, tipologia dell’incarico e con relativo compenso. Curiosando, il sindaco barese e nuovo segretario regionale del Partito Democratico, non ha omesso nessuno: nel sito del comune capoluogo, infatti, alla “voce consulenti” figura anche un incarico con il compenso di 100 euro. Il PdCI invita tutti gli Enti Locali, al di là del coloro politico, ad ottemperare con sollecitudine a quanto disposto dalle norme vigenti al fine di rendere trasparenti le loro amministrazioni. I sindaci del resto non hanno nulla da nascondere. Un invito in particolare ai sindaci del centro sinistra perché siano almeno i primi in questo adempimento.
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